​Osteria Enoteca Baccicin du ​Caru
11/11/2015, 18:40

America, prodotti, Colombo, mais, pappate, pomodori, cacao, zucche, peperoncino, fagioli, arachidi



Dal-Pimiento-alla-bevanda-degli-Dei,-ecco-cosa-scoprì-l’Europa-quando-scoprì-le-Americhe


 Lo abbiamo imparato fin dalle elementari che l’ardimentoso ammiraglio Cristoforo Colombo, da buon genovese, partì per i suoi viaggi di esplorazione mosso principalmente dal desiderio di trovare terre ricche di spezie e dove fosse possibile acclimatar




Lo abbiamo imparato fin dalle elementari che l’ardimentoso ammiraglio Cristoforo Colombo, da buon genovese, partì per i suoi viaggi di esplorazione mosso principalmente dal desiderio di trovare terre ricche di spezie e dove fosse possibile acclimatare con facilità grandi estensioni di canna da zucchero. Pepe, cannella e noce moscata erano infatti merce preziosa in epoca medievale e gli europei ne facevano addirittura oggetto di scambio, usandole come moneta. Ma il viaggio verso oriente portò invece Colombo alla scoperta di una nuova terra, dove non c’era traccia di quanto lui andava cercando. Tuttavia, trasportati sulle caravelle, iniziarono a sbarcare in Spagna ed in Europa una grande varietà di prodotti che, in tempi più o meno brevi, erano destinati ad entrare a far parte del patrimonio gastronomico  europeo e mediterraneo.

Alcuni dei prodotti giunti dalle Americhe vennero acclimatati con facilità in Europa, mentre altri, per ragioni climatiche, continuarono ad essere prodotti in loco ma gli europei introdussero metodi di coltivazione più razionali rispetto a quelli tradizionalmente adottati dai nativi, che consentirono di ottenere una maggiore produttività.

Tra i primi vegetali diffusi in Spagna e nell’Europa, all’epoca controllata dalla corona di Spagna, vi fu il capsicum o peperoncino, che ebbe una diffusione sorprendente, arrecando notevole danno alle "vecchie" spezie. Il capsicum si diffuse in tutto il territorio dell’impero, che si estendeva da Cadice a Budapest e comprendeva anche il Regno di Napoli e la Lombardia, dove veniva chiamato col nome di pimiento, peperone, spagnolino o paprika. Tra i motivi alla base dell’enorme sviluppo del peperoncino, c’era il fatto che si potesse facilmente coltivare ovunque, persino nei vasi e negli orti, con costi irrisori; inoltre il pizzicore del peperoncino era superiore a quello del pepe, spezia all’epoca considerata curativa ed afrodisiaca, per cui si ritenne che l’efficacia del nuovo prodotto dovesse essere ancora maggiore. Inoltre, se il peperoncino bruciava più del pepe, chi sapeva resistere al suo bruciore era considerato più forte, più virile.

Con il peperoncino arrivarono anche i fagioli che si diffusero rapidamente grazie al fatto che la gente era già abituata a mangiare leguminose, come le fave ed i lupini: i fagioli americani, più grandi di quelli europei, vennero impiegati in zuppe e minestre ed ebbero grande successo contribuendo, con il loro apporto di proteine vegetali, a migliorare la dieta dei più poveri.

Si diffuse invece solo tra le classi più abbienti la famosa bevanda degli dei, tipica degli aztechi: la cioccolata. Gli americani, che non conoscevano lo zucchero, la bevevano aromatizzata con la vaniglia mentre in Spagna la cioccolata venne presto addolcita con lo zucchero. Se la moda di bere cioccolata in tazza durò a lungo, tuttavia questo amatissimo cibo divenne popolare solo a fine Ottocento quando, prima un olandese e dopo alcuni svizzeri, riuscirono a lavorare il prodotto delle fave di cacao con metodi moderni, rendendo il prezzo del cioccolato accessibile. 

Un altro alimento che arrivò in Europa dall’America furono i tacchini, che presto vennero acclimatati ed allevati, prima soltanto da ricchi spagnoli e genovesi, in seguito anche nei cortili delle cascine: infatti nelle botteghe dei rivenditori di pollame genovesi già a metà del Cinquecento si potevano acquistare, sebbene a prezzo più elevato rispetto ad altri animali da cortile, i galli d’India

Un altro prodotto animale che giunge dall’America è il baccalà di Terranova che vive nel Grand Bank, una piattaforma continentale di ben 3.500 kmq situata nell’Atlantico settentrionale, al largo di Terranova e delle coste del Labrador. Grazie all’introduzione di questo pesce in Europa, vi fu un grande incremento del contributo proteico nell’alimentazione dell’epoca.

Tornando ai molti prodotti vegetali americani, se in Europa non si acclimatarono né il cacao né l’ananas, si ottennero invece grandi successi con le zucche gialle e le zucchine verdi che presto divennero, anche per via della loro alta produttività, un ingrediente consueto della cucina rurale. 

Anche le solanacee attecchirono subito, poiché si ha notizia di piante di pomodoro e di patata che a metà del Cinquecento ornavano giardini botanici in Spagna e altrove: tuttavia la popolazione nutriva una grandissima diffidenza nei confronti di questi due ortaggi, tanto da usarli per lunghissimo tempo soltanto come piante ornamentali esotiche. 
Per la patata occorre arrivare al XVII secolo per vederne la diffusione massiccia in Irlanda, mentre nel resto d’Europa non vennero consumate che alla fine del XVIII secolo. I tuberi in Prussia venivano utilizzati per nutrire i maiali e nel Settecento, per spregio, furono fatte mangiare ai prigionieri francesi. I francesi tuttavia le trovarono buone e Antoine-Augustine Parmentier, tornato in patria dopo la prigionia, suggerì con successo ai suoi connazionali di cibarsene. Pare che i tedeschi ci rimasero così male tanto da decidere, da quel momento, di farne il largo consumo che, col tempo, fece loro meritare il soprannome di "Kartoffeln" così come agli italiani spetta quello di "maccheroni".
Sembra incredibile ma anche i pomodori rimasero piante ornamentali fino alla fine dell’Ottocento, se si esclude qualche timido tentativo di ridurli in salsa per condire la carne o di mangiarli crudi in insalata. Perché il pomodoro venga trasformato in salsa e diventi uno dei cibi prediletti delle popolazioni mediterranee bisogna arrivare al XIX secolo, momento in cui conobbe i primi successi alimentari in Provenza e Liguria occidentale e solo dopo in Piemonte, Emilia fino a venire letteralmente adottato in Campania.

Tra i vegetali americani che ebbero maggiore fortuna in Europa vi è sicuramente il mais, apprezzato per la sua analogia alla pianta del sorgo o meliga: diffuso dapprima in Spagna e Portogallo, quando approdò in Veneto ed in Toscana venne chiamato grano turco. Gli europei tuttavia non apprezzarono le modalità con cui gli americani cucinavano il mais, ossia le tortillas e la tostatura, cosicchè nei paesi europei esso venne consumato in forma di polenta.

Dall’America giunsero inoltre altre piante, come il topinambur la cui radice, commestibile, si usò e si usa tuttora con altre verdure per piatti conviviali quali la bagna caoda; americano è anche un fiore giallo ed enorme, il girasole, a lungo considerato unicamente come specie ornamentale, finchè, nei primi decenni del Settecento, venne trovato il modo di estrarre olio dai semi. Questa scoperta portò una forte espansione della coltura del girasole nei paesi del nord Europa, privi di uliveti. 

Il fico d’India inizialmente venne importato dalle Americhe con il solo scopo di albergare la cocciniglia, insetto che serviva a produrre il colore rosso e soltanto in tempi più recenti si iniziarono a mangiarne i frutti. 

Dall’America arrivarono inoltre i cetrioli, le amatissime arachidi o noccioline americane, piante medicinali come il chinino, piante ornamentali e alberi  da legname e, che ci piaccia o meno, anche il tabacco giunse in Europa da oltreoceano.

Antonella Scotto



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