​Osteria Enoteca Baccicin du ​Caru
28/06/2017, 12:44

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Champagne,-per-brindare-a...
Champagne,-per-brindare-a...


 ...Karen Blixen del famoso romanzo "La mia Africa", è con lo Champagne che fa degnamente concludere il lussurioso "pranzo di Babette", quel favoloso banchetto



Champagne, per brindare ad un incontro, come recita una famosa canzone melodica italiana. Ma lo Champagne è perfetto anche per brindare con gli amici o con la famiglia, per festeggiare una ricorrenza così come per salutare un vecchio anno che se ne va ed uno nuovo di zecca che sta arrivando.

Champagne, bevanda ideale persino per brindare a sé stessi: lo apprezzavano Hemingway ed Oscar Wilde, Proust, Victor Hugo, George Bernard Shaw, Emile Zola e George Sand. La scrittrice danese Isak Dinesen, autrice con lo pseudonimo di Karen Blixen del famoso romanzo "La mia Africa", è con lo Champagne che fa degnamente concludere il lussurioso "pranzo di Babette", quel favoloso banchetto con cui la francesissima cuoca Babette riesce a deliziare, stupire e sedurre un’austera comunità dello Jutland. 

Lo Champagne, tra tutti i vini, è uno dei più noti ed amati e la sua fama è legata alle case produttrici che hanno scritto la gloriosa storia della regione della Champagne e che, oggi più che mai, mantengono alta la reputazione di quest’area vinicola francese nel mondo.

Le grandi multinazionali non hanno schiacciato le piccole aziende familiari dove il succedersi delle generazioni mantiene intatto lo stile peculiare di ciascuna produzione. Su queste caratteristiche si basa la fama di ciascun champagne: i sapori propri di ogni marchio e la loro affascinante diversità in profumi e gusti. In base a ciò che viene versato nel bicchiere viene giudicata qualsiasi casa produttrice di champagne, sia essa di ridotte dimensioni o meno, permettendo così una felice convivenza tra piccole, medie e grandi realtà.

Per citare soltanto alcuni tra i più conosciuti ed apprezzati champagne nel mondo possiamo parlare di Ayala come di Bollinger, della cinquecentesca e più antica casa di champagne Gosset di Ay come della mitica ed inossidabile Krug, che ha raggiunto un livello di perfezione ottimale. Ci piace ricordare la relativamente giovane Laurent-Perrier a fianco del classico Möet & Chandon, La Mumm che nell’800 spediva già 450.000 bottiglie di champagne nelle Americhe - 1.500.000 ad inizio ’900 - Paillard, Terrier-Jouet e Pol Roger. Della Pommery possiamo dire che si tratta di una delle più smaglianti eredità della Champagne, i cui vigneti sono senza prezzo: fare un Pommery è tanto un onore quanto una responsabilità, poiché la materia prima è così splendida che la più piccola imperfezione tecnica risulterebbe delitto di lesa maestà.

Louis Roeder e Taittinger affollano le più belle tavole così come Veuve Clicquot Ponsardin e Ruinart, quest’ultimo d’antica storia. Fu Dom Thierry Ruinart, prete ed insegnante a Reims che, amico e confidente di Dom Pérignon, passò le sue conoscenze tecnologiche al nipote Nicolas, il quale diede inizio alla favolosa produzione di Champagne nel 1729. Egli divenne presto capace di dare vita ad un prodotto d’altissima qualità che finì tanto sulla tavola del presidente americano Jackson, quanto su quella dello zar russo Alessandro II.

Una vera chiccha per gli amanti delle pregiate bollicine è il Philipponnat, uno degli champagne "segreti", adottati silenziosamente dai veri esperti e serviti come deliziosa scoperta: il nome viene sussurrato da conoscitore a conoscitore, e la cerchia degli estimatori man mano si allarga. Fondata all’inizio del ’900 la Philipponnat  possiede a Mareuil sur Aÿ e dintorni 12 ettari di vigneto, costituito per l’80% da Pinot nero e per il 20% da Chardonnay. La produzione di questa casa è di circa 450.000 bottiglie all’anno, per questo la Philipponnat si contraddistingue per essere una piccola produzione per veri esperti, quasi una "marca privata" dedicata a coloro che sanno: gli champagne di Philipponat, vere opere d’arte, vengono prodotti così con i tradizionali metodi, propri di una piccola casa.

Lo Champagne, in ogni epoca ed in tutto il mondo, viene associato ai concetti di lusso e di festa: il flute di Champagne rappresenta  quindi l’apoteosi del brindisi e dei festeggiamenti. E quando si beve Champagne, insieme al metodo ortodosso, che consiste nello stappare la bottiglia facendo il classico botto, permane un’antica usanza, oggi perlopiù riservata ai momenti di degustazione ed a scenografiche dimostrazioni, nota come "sabrage": si tratta di far saltare il collo della bottiglia di Champagne tagliandolo di netto con un preciso colpo di sciabola. 

Ma, comunque lo si stappi, ciò che risulta di fondamentale importanza per godersi appieno il vino più buono del mondo è che venga servito sempre freddo - ma non ghiacciato, mi raccomando! - ottimale è una temperatura tra i 6° e gli 8° per uno Champagne giovane, mentre si possono toccare i 10° ma soltanto nel caso di uno Champagne più maturo o per un millesimato. 

E, se dopo tanto leggere di Champagne, a questo punto vi è venuta la voglia di degustarlo, potete prenotare la degustazione dei favolosi Champagne Devaux che, importati in esclusiva da Villa Sandi, sono protagonisti della serata di Venerdì 14 luglio all’Osteria Enoteca Baccicin du Caru. E cosa c’è di meglio che un fresco calice di bollicine assaporato nella brezza del Fado in una calda serata estiva? Prosit!

Lella Scotto



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